G i n g e r . è il mio nome. Appena lo leggerete, penserete subito alla bevanda rossa, con le bollicine e un po' amarognola.
Ecco, sì. Io sono esattamente quello.
Avrei sempre voluto avere i capelli rossi, come i raggi del sole al tramonto che assaggio ogni volta e di cui non sono mai sazia, come la mela che l'imprudente Eva colse dal ramo proibito, come il sangue che perdo dalle mie eterne ferite.
Nelle mie vene scorre qualcosa oltre al sangue. Io sono fatta di bollicine, bolle frizzanti che con la loro risatina si rendono simpatiche e carine agli occhi di tutti. Ma attenti: non agitatemi troppo. Come un vulcano, una volta ogni tanto ho bisogno di esplodere.
Come ho detto prima, alla fine lascio la bocca un po' strana. Alcuni mi definiscono stronza, altri insensibile. Potrei esserlo entrambi, ma anche se alla fine la bocca resta amara, la bibita la bevete, no? Mi paragono anche alla Sirenetta. Non mi trovo a mio agio, nel mondo. Ho paura di disturbare. Come Ariel. Intrappolata in un mondo che non le appartiene, vuole uscire in superficie, guadagnarsi il suo bel paio di gambe e dimostrare al mondo che lei c'è, che lei vive anche senza avere l'acqua nelle narici, pardon nelle branchie.
Credo di aver detto tutto, credo di essere questo e basta.
G i n g e r .
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